Skip to content

L’Assommoir di Émile Zola

Gervaise riconobbe immediatamente l’acquavite dell’Assommoir
nel sangue avvelenato che gli illividiva la pelle

Émile Zola, L’Assommoir, capitolo VI

Una critica rovesciata

In contrasto con le affermazioni di Francesco De Sanctis, per il quale “… l’Assommoir è una evoluzione a rovescio, dall’uomo all’animale”, una caduta verso “l’idiotismo”, e con quelle di Jules Lemaître, che definiva il ciclo dei Rougon-Macquart “un’epopea pessimista dell’animalità umana”, è onesto riconoscere che l’animale non umano non sprofonda, non involve, non degenera e non tradisce la propria natura.

E’ piuttosto l’animale umano che, ingabbiato in un sistema sociale ipocrita e competitivo, bugiardo e opportunista, si aliena progressivamente dalla condizione esistenziale e istintiva tipica della propria indole fino a perdere il senso del contesto sociale di appartenenza, dimentico da ultimo dello stesso istinto di sopravvivenza, sopraffatto, senza via di fuga, senza aiuto e in balìa della riprovazione dei suoi simili, ridotto alla disperazione e alla fame più nera.

Ne L’Assommoir, salvato temporaneamente nel proprio guastarsi dalla riconciliazione con se stesso e con l’altro da sé promessa dall’alcool, l’umano dovrà pagare un prezzo decisamente più elevato del valore di quella temporanea tregua.

Il linguaggio, lo stile

Sebbene in più occasioni sia lo stesso Émile Zola a utilizzare le espressioni “bestia”, “porco” o “animale” in riferimento agli umani preda delle loro stesse abiezioni, si tratta quasi sempre di contesti in cui indirettamente l’autore dà voce ai personaggi, al loro pensiero, al loro modo di esprimersi e ragionare più che al proprio giudizio, il quale viene in parte sospeso nella fedeltà al Realismo e nella conseguente volontà di fotografare donne e uomini in un preciso contesto sociale e urbano.

Il registro linguistico, l’argot tipico della classe operaia della Parigi della seconda metà dell’Ottocento, colorito, che poco lascia a intendere, può a ragione essere definito “volgare”.
Nella narrazione intensa e nelle dettagliatissime descrizioni lo scrittore inserisce il lessico e i modi di dire del popolo, cosa che portò la sospensione della pubblicazione a puntate de L’Assommoir sul quotidiano Le Bien Publique; tuttavia, e fortunatamente, da lì a poco il romanzo sarebbe stato edito nella sua interezza.

L’Assommoir resta al giorno d’oggi una delle vette più alte della letteratura di tutti i tempi.

Con abilità sconvolgente Zola fa esprimere ai personaggi sensazioni che il lettore contemporaneo ha già provato; emozioni intense di rabbia, invidia o paura, presentimenti appena percettibili, stati confusionali, pensieri e azioni si presentano subito riconoscibili e “veri”.

I quartieri di Parigi, i palazzi e le catapecchie, le vie fangose e i boulevards, i locali e le attività, gli omnibus e il movimento della folla: tutto appare autentico, schietto, fisicamente visibile.
L’autore si sofferma a lungo sulla descrizione di luoghi e situazioni senza mai appesantire la freschezza della narrazione e la bellezza o l’orrore della realtà, dipingendo di ogni momento un quadro impressionista, offrendo della verità un affresco senza pudori, fino all’ultimo stadio della degradazione.
Il linguaggio si fa più volgare dalla seconda metà del romanzo in avanti; la speranza viene a mancare e l’unico rifugio resta il bere.

La visione positivista di Émile Zola, influenzata dalla lettura di Darwin e Comte e affermata dall’autore stesso nel saggio/manifesto del Naturalismo Le Roman Expérimental (Il Romanzo Sperimentale), non ammette una visione filosofica delle cose fine a se stessa: l’osservatore attento ha il dovere di mettere in mostra la realtà per indagarne le cause sociali e ambientali, con lo stesso metodo dello scienziato che analizza la realtà per dedurne, se possibile, le regole di fondo.
In questo senso, pur adottando un tipo di narrazione impersonale e astenendosi apparentemente dal giudizio, lo scrittore ha una funzione moralizzatrice: denunciando l’esistenza di una realtà oggettiva, spesso drammatica, ne promuove il cambiamento.

ACQUISTA IL LIBRO PRESSO

Gervaise, la storia

Protagonista de L’Assommoir è Gervaise Macquart, giovane lavandaia di umili origini che ha abbandonato il sud della Francia e i genitori dissennati per fuggire a Parigi con il suo uomo, Auguste Lantier, dal quale ha avuto due bambini.
Appena i risparmi iniziano a scarseggiare, Lantier abbandona Gervaise, rivelandosi presto un approfittatore incessantemente in cerca di donne dalle quali farsi mantenere.

Le sue idee repubblicane, in antitesi con il regime di Napoleone III che in più occasioni tenta di ridicolizzare, la cultura, l’interesse politico e le parole spese in favore della classe operaia non sono nulla più che una sterile ostentazione atta a coprire la natura ipocrita delle sue reali intenzioni.
Egli rappresenta una rovina per chiunque lo incontri sul proprio cammino; per utilizzare le parole di Zola “… era istruito come la gente sporca che porta camicie bianche sopra la sporcizia”.
Gervaise, animo gentile e spirito lavoratore, in lotta per tirarsi fuori dalla miseria in modo probo, precipiterà a poco a poco, con alti e bassi, in una spirale di abbruttimento, fino al punto di non ritorno.

Il matrimonio con Charles Coupeau, onesto zincatore, non bevitore e marito affettuoso, riporta ordine e prosperità nella sua vita, per quanto anche nelle occasioni più felici si avverta costantemente l’incombere della rovina.
Il giorno delle nozze stesso fluttua fra l’allegria e i momenti di tensione e pena, a causa dell’invidia e del livore degli invitati e della famiglia di Coupeau, finti perbenisti come la maggioranza dei personaggi della storia.

Tutte le conquiste di Gervaise effettuano una parabola che ascende con fatica per precipitare infine con una lenta agonia. Principio scatenante della rovina, l’incidente sul lavoro di Coupeau, per il quale egli è costretto a letto a lungo e sviluppando così risentimento e contrarietà per ogni tipo di mansione.
Il rifugio dal dolore e dalla rabbia diventano per il lattoniere dapprima il vino e poi l’acquavite dell’Assommoir, la distilleria di papà Colombe, dove egli si accompagna ai peggiori degenerati, fra cui Lantier.

Proprio la ricomparsa di Lantier, al termine della grandiosa festa per l’onomastico di Gervaise, innescherà l’inizio del crollo; come un parassita questi si installerà nella casa dei Coupeau e contribuirà a dilapidarne le sostanze, con il beneplacito di un Coupeau sempre meno cosciente, sempre più inebetito.
La violenza domestica dalla quale Gervaise era stata fino a quel momento al riparo si insinuerà progressivamente, portata dallo stato di miseria e di ubriachezza di Coupeau.
Casi di mariti che picchiano le mogli fino alla morte e di padri che picchiano le figlie, come nella tragedia della piccola Lalie, appaiono situazioni normali; la violenza casalinga è pratica comune, impensabile da denunciare e vista semplicemente come un male da sopportare con rassegnazione.

L’accondiscendenza di Gervaise, la sua accettazione di un ménage à trois così tanto equivoco da divenire chiarissimo, non include tuttavia le botte, alle quali reagisce nel momento in cui anch’ella inizia a frequentare l’Assommoir, attratta e atterrita dalla macchina infernale dell’alambicco in funzione.

La presenza della figlia Nanà, che crescendo si rivela scervellata e dissoluta, non è né di aiuto né di conforto al nucleo familiare dissolto e anzi diventa motivo di ulteriori litigi nonché generatrice di sentimenti contrastanti di invidia, amore e vergogna sociale falsati dall’alcool e dall’indigenza.

Su tutto incombe la minaccia della fame, del freddo e soprattutto della morte: le non più lucide peregrinazioni di Gervaise alla ricerca del marito, di un pasto o di qualche soldo non a caso riguardano spesso la strada fra il mattatoio e l’ospedale.

Il ciclo dei Rougon-Macquart e l’Assommoir: l’epoca

L’Assommoir è il settimo romanzo del ciclo I Rougon-Macquart. Storia naturale e sociale di una famiglia sotto il Secondo Impero (Les Rougon-Macquart. Histoire naturelle et sociale d’une famille sous le Second Empire).
Si tratta di venti volumi che raccontano una saga familiare, ciascuno dei quali vede protagonista uno o più diversi componenti dello stesso albero genealogico.

L’ordine di lettura non è necessariamente legato a quello in cui è stato pensato e ogni romanzo è indipendente dagli altri.
Caratteristica comune di ogni storia è il suo essere profondamente calata nella realtà del tempo. Così a L’Assommoir fa da sfondo la Parigi del Secondo Impero, caratterizzato dal regime autocratico instaurato con il colpo di stato militare del presidente Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, proclamatosi imperatore nel 1852.
Napoleone III, sebbene apparente mediatore fra le fazioni repubblicane e quelle conservatrici, fu di fatto un rigido sostenitore dell’ordine sociale e appoggiò la Chiesa in quanto espressione di tale ordine.

Si tratta di un’epoca di evidenti contrasti sociali durante la quale non si ebbero sostanziali tutele per la classe operaia: nel romanzo vecchiaia, malattie e infortuni non sono di pertinenza di sistemi assistenziali mentre gli ospedali pubblici vengono descritti come luoghi da evitare il più possibile.

Fu l’epoca che vide la nascita di due importanti banche nazionali e in cui il Paese si sviluppò grazie a nuovi investimenti che favorirono la borghesia e le classi più elevate.
Magistralmente descritta da Zola nel capitolo in cui Gervaise si reca alla fabbrica in cui lavora Goujet, “la macchina”, che produce chiodi perfetti a velocità nettamente superiore a quella manuale, rappresenta il cambio di un’epoca, l’esistenza di una inarrestabile rivoluzione industriale in corso che fa esclamare al fabbro: “Sì, per noi è un guaio! Ma forse, più tardi, servirà al benessere di tutti.

Fu anche l’epoca di una nuova concezione urbanistica voluta da Napoleone III e attuata dal Barone Haussmann durante la quale mutò parzialmente il volto della capitale francese, in un rinnovamento che Zola vide con i suoi stessi occhi e che descrive ne L’Assommoir attraverso gli occhi di Gervaise.
Lo sventramento di quartieri dalla struttura medioevale e l’apertura di larghe vie diritte con vista prospettica profonda, organizzazione volutamente anti barricata, ferisce gli occhi di Gervaise obbligandola a vedere il benessere altrui palesato dai bei palazzi che prima le rimanevano nascosti e sottolineando la sua inesorabile caduta in miseria.

Due possibilità di fuga

Resa ancor più delicata dalla sconcezza dello sfondo è la passione platonica fra Gervaise e Goujet, sentimento appena accennato, pulito e rispettoso.

Goujet non giudicherà Gervaise e soffrirà in solitudine senza mai caricare la donna di ulteriore peso, donando aiuto disinteressato fino alla fine, non approfittando della situazione neppure quando questa precipiterà, offrendo timidamente ma accoratamente la possibilità di fuggire insieme allontanandosi da una Parigi che somiglia sempre più ad un ventre affamato.

Dall’altra parte c’è la libertà promessa da papà Bazouge, il becchino del quartiere, saggio nella sua costante ubriachezza, stupito a volte dalla sconcertante disperazione alla quale assiste e filosofo nel suo affermare: “Arriva per tutti. Non serve affannarsi. E’ idiota aver fretta. Ci si arriva meno presto.

————-

Émile Zola, L’Assommoir, Editori Riuniti, 1958

Prima edizione: Émile Zola, L’Assommoir, G.Charpentier Editeur, Paris, 1877
Prima edizione italiana: Émile Zola, Lo Scannatoio, Fratelli Treves, Milano, 1878
Edizione impiegata per la lettura: Émile Zola, L’Assommoir, Editori Riuniti, 1958

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi