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Una stanza tutta per sé

…quando leggo di una strega gettata nel fiume, di una donna posseduta dai diavoli, di una levatrice esperta di erbe o persino dell’esistenza della madre di qualche uomo notevole, penso che siamo sulle tracce di un romanziere perduto, di un poeta costretto al silenzio, di qualche muta e ingloriosa Jane Austen, di qualche Emily Brontë che si sarà fracassata il cervello fra le brughiere, oppure avrà vagato gemendo per le strade, resa pazza dalla tortura inflittale dal proprio talento“.

Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé

Il saggio del 1929 Una stanza tutta per sé nasce dalle due conferenze a tema “Le donne e il romanzo” che Virgina Woolf tenne nell’ottobre del 1928 alla Arts Society di Newnham e alla ODTAA di Girton, due college femminili dell’Università di Cambridge.

L’autrice, mettendo in luce quanto l’argomento sia sostanzialmente insolubile, coglie l’occasione per spiegare le ragioni che impediscono di venirne a capo; strettamente connesse allo status della donna del tempo e alla condizione femminile storica dei secoli precedenti, tali ragioni diventano rivendicazione, da parte dell’autrice, per l’accesso delle donne a una cultura che a certi livelli è esclusivo privilegio maschile.

Parlare delle donne e del romanzo implica infatti, per queste ultime, la possibilità di scrivere non secondo la prospettiva maschile o in base alle aspettative maschili ma attraverso la voce ancora inascoltata del pensiero femminile e di poter un giorno apparire nei libri scritti dagli uomini attraverso un’immagine priva di idealizzazioni o demonizzazioni, finalmente e semplicemente veritiera.

Autunno a Cambridge – Credito 1

Una stanza e un po’ di soldi

Una fra le prime affermazioni che il saggio riporta è la necessità, per una donna che volesse scrivere, di disporre di una rendita e di una stanza personale.

L’apparente ironia di questo concetto a prima vista slegato dalla questione del romanzo in realtà indica una necessità pratica e indispensabile: fino a non molti anni prima del tempo in cui le conferenze ebbero luogo e il saggio fu pubblicato non era possibile per una donna gestire denaro quand’anche l’avesse guadagnato col proprio lavoro.

Questo fatto indica la gravità di una condizione a seguito della quale la maggioranza delle donne ha di fatto dedicato più tempo alla famiglia piuttosto che al lavoro, all’indipendenza e alla cultura, non potendo accedere sino in fondo alle tre cose contemporaneamente.

A livello sociale, inoltre, la possibilità di guadagnare denaro conferiva e conferisce rispettabilità e improvvisa attenzione.

Se è la scrittura ad apportare tale guadagno, continua Woolf, è possibile modificare nettamente la situazione di una donna, consentendole di essere presa in considerazione con una certa dose di serietà. Diversamente, un apparente improduttivo esercizio di scrittura, appannaggio al limite di eminenti uomini ma mera frivolezza da parte di una donna, la distoglierebbero dai doveri familiari e da un più consono posto in società. Nella migliore delle ipotesi l’attività dello scrivere può in questo caso essere vista con l’indulgenza che si riserva ai bambini.

La stanza è anche un luogo/nascondiglio per favorire la concentrazione, nonostante le inevitabili interruzioni che una donna continuerà a subire.

Tuttavia “la libertà intellettuale dipende da cose materiali” e, dunque, questo potrebbe essere un buon inizio.

Il letto di Virginia Woolf nella stanza di Monk’s House – Credito 2
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Il linguaggio, lo stile

La narrazione di Woolf è in alcuni punti semplice e in altri complessa. L’autrice talvolta sembra divagare o quantomeno affrontare i concetti partendo da un punto distante.

All’inizio si concentra sui giorni precedenti la conferenza, sui momenti in cui, dubbiosa su come affrontare il tema proposto, si viene a trovare in situazioni in cui la discriminazione culturale verso di lei in quanto donna è significativa.

Non è peraltro chiaro se e in che modalità questo sia realmente accaduto e in quali tempi; la scrittrice d’altra parte si rivolge al pubblico/al lettore abbandonando la propria identità,  per assumere implicitamente quella della “Donna” (“chiamatemi Mary Breton, Mary Seton, Mary Carmichael o come meglio credete – non ha importanza“), per parlare alle donne e con riferimenti a donne.

Fondamentale è l’ironia con la quale Woolf comunica: attraverso la strategia dell’accantonamento della “rabbia – che pure provò a causa degli appannaggi maschili -, ella attua una decostruzione del linguaggio e del pensiero patriarcale, verso le donne così fluttuante fra condiscendenza, scherno, avversione, riprovazione e, a sua volta, “rabbia“.

E proprio questa rabbia che Woolf lettrice prova leggendo il saggio di tale professor Von X  dal titolo “L’inferiorità mentale, morale e fisica del sesso femminile” una volta indagata rivela la rabbia dello stesso professore.

Questa collera alla fine appare per ciò che realmente è: non odio verso le donne ma verso l’aperta minaccia alla superiorità maschile che sull’inferiorità femminile si fonda e che potrebbe essere messa in discussione.

Dunque, per smontare la mistificazione, occorre mettere a nudo le varie falle imparando da Jane Austen, la quale non si fece condizionare dalle aspettative e dal giudizio maschile.

Leggi anche: Possiedo la mia anima. Il segreto di Virginia Woolf

L’ironia che permea “Una stanza tutta per sé” è una strategia efficace per minare le basi di un pensiero monolitico fondato su concetti arbitrari e non dimostrati.

Virginia Woolf a Monk’s House – Credito 3

La sorella di Shakesperare

Woolf cita diversi personaggi femminili del passato che hanno avuto il coraggio di scrivere; fra questi, Aphra Behn fu la prima ad iniziare a guadagnare con questo lavoro che, in virtù del profitto, non potè più essere etichettato “futile” a cuor leggero.

La scrittrice parla anche di George Eliot e di Charlotte Brontë, che subirono il giudizio sociale (leggendo “Jane Eyre” trapela una rabbia che non risulta utile né alla comunicazione né al romanzo stesso) e della già citata Jane Austen e di Emily Brontë, le quali invece seppero reggere molto bene le critiche della società.

Woolf fa riferimento all’ integrità del romanzo, qualità in grado di farlo sopravvivere nel tempo, e de “L’avventura vitale” di Mary Carmichael in cui, finalmente, le donne diventano protagoniste indipendenti dagli uomini, lavorano e hanno simpatia l’una per l’altra.

Di particolare interesse è la breve storia della sorella di Shakespeare, personaggio partorito dalla fantasia di Woolf, la quale ipotizza lo stesso genio del fratello riposto in un corpo femminile.

La ragazza tuttavia non avrebbe potuto scrivere gli stessi drammi del fratello: le donne talentuose del ‘500 facevano una brutta fine.

VIDEO: presentazione del libro Una Stanza tutta per sé di Virginia Woolf curata da Andrea Galgano per il Laboratorio di Scrittura Creativa #booklovers presente sul canale Youtube di Polo Psicodinamiche

Binarismo

Una stanza tutta per sé” è un saggio innovativo e coraggioso per innumerevoli aspetti, in alcuni punti moderno anche per i nostri giorni; eppure in esso Woolf tende apparentemente a effettuare una distinzione netta fra uomini e donne.

E’ ipotizzabile che questo dipenda dall’urgente bisogno di sganciare una categoria discriminata dalla linea di pensiero comune ma non è affatto certo che, una volta raggiunta l’emancipazione (che Woolf peraltro prevede per il futuro) questa visione binaria uomo/donna debba sussistere con confini così ben delineati.

In effetti la scrittrice rileva anche come genere preferenziale per una scrittrice delle epoche precedenti alla propria  il romanzo: genere ancora non pienamente codificato dagli uomini, esso è in grado di lasciare un  maggiore range di libertà espressiva rispetto ad altri ambiti letterari profondamente “regolamentati“.

Tuttavia Woolf incoraggia le donne a scrivere, e ad affrontare sempre più generi vari, perché “... leggere rende la realtà più intensamente visibile“.

Allo stesso modo Woolf sembra intuire un futuro più variegato a livello espressivo dove anche il dualismo che separa donne e uomini dovrà necessariamente dissolversi in un tutto armonico.

D’altra parte, ella afferma, Shakespeare aveva una mente androgina.

Prima edizione: A Room of One’s Own di Virginia Woolf – Settembre 1929 – Hogarth Press (UK)
Edizione utilizzata per la lettura: Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf – Giugno 2013

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Crediti immagini:

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