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Possiedo la mia anima. Il segreto di Virginia Woolf

Riconosco… nella vita, come nell’opera di Virginia, quell’aspetto feroce del pensiero e del sentimento che si associa alla malinconia. Riconosco l’intelligenza rapida, l’esaltazione, l’ebbrezza, la capacità visionaria, la febbre, l’impazienza – tutta una materia erotica, pulsante, diversa dalla follia, se non per una questione di gradi – che è tipica dei melanconici. Riconosco la testarda energia che la trascina a scrivere. E anche l’umor nero che la ammutolisce

Nadia Fusini, Possiedo la mia anima – il segreto di Virgina Woolf, Mondadori, 2006

Possiedo la mia anima – il segreto di Virgina Woolf” di Nadia Fusini, Premio Comisso 2006 come biografia, è il racconto anticonvenzionale e coerentemente atipico della vita di una outsider.

Nadia Fusini, scrittrice, traduttrice, critica e accademica, delinea l’esistenza di Woolf seguendo una traccia sommariamente cronologica e molto attenta all’impatto che i cambiamenti nella vita della scrittrice hanno avuto sul suo pensiero, sulle emozioni, sulla visione del mondo e, naturalmente, sui personaggi dei libri, alter ego totale o parziale della loro creatrice e delle persone da lei amate.

Questo non significa che i luoghi o alcuni eventi abbiano avuto scarsa importanza, anzi; la crescente capacità introspettiva ed empatica di Woolf, unitamente alla degenerazione di una malattia mentale da sempre altalenante, fanno sì che ogni ricordo, importante o apparentemente insignificante, sereno o sgradevole o doloroso, costituisca un elemento  che  in qualche misura va a riflettersi sulla personalità della donna e a esprimersi nella creatività della scrittrice.

VIDEO: Nadia Fusini: “Virginia Woolf e Bloomsbury, una rivoluzione creativa

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La genesi della biografia

Per la realizzazione di quest’opera complessa, Nadia Fusini ha tenuto presente precedenti e valide biografie, in particolare quella di Hermione Lee, del 1996, e quella di Julia Briggs, del 2005; tuttavia l’autrice fa sapere di essersi orientata prevalentemente verso informazioni di prima mano, in particolare verso l’opera di Woolf e il suo diario, che ne contengono già in nuce l’autobiografia e ne riflettono la vicenda interiore.

Virginia e sua sorella Vanessa giocano a cricket a Talland House (1894) – Credito 1

Parallelamente alla narrazione della storia dell’anima, reale “segreto” di Virginia nonché personale possesso affermato attraverso la scrittura, la biografa affronta tutti i momenti salienti dell’esistenza dell’autrice, dall’infanzia all’età adulta sino alla vecchiaia e alla morte.

Virginia e suo fratello Adrian Stephen giocano a cricket a Talland House (1886) – Credito 2

Stile e temi

Fusini non tralascia nulla di essenziale: in modo semplice ma approfondendo parla dei rapporti con i genitori, della perdita precoce della madre e in seguito di quella del padre; spiega il complesso legame con i fratelli e le problematiche con i fratellastri; narra  i numerosi viaggi con la famiglia e poi con il marito Leonard; descrive Talland House, sfondo di “Al Faro“, Hyde Park Gate e soprattutto Bloomsbury e il gruppo di amici intellettuali e anticonformisti che in quella sede si venne a creare e che fu per Virginia sostegno, compagnia e spinta verso un pensiero individuale davvero libero.

Virginia Woolf con suo padre, Sir Leslie Stephen (1900 circa) – Credito 3

Naturalmente il libro affronta il tema della malattia, la nascita della Hogarth Press, l’amore per Londra (Fusini definisce Woolf una “flâneuse”) e il guscio che fu Monk’s House; ancora, il rapporto con il lavoro e l’arte, con la politica e l’impegno sociale (che sopravvennero gradatamente), con il marito e con alcune personalità – uomini e donne, ma soprattutto donne e amanti – che lasciarono un segno importante; ricrea infine la visione cupa del mondo conseguenza della seconda guerra mondiale, l’amore per la vita e la decisione finale del suicidio.

Vanessa, Julia, Virginia, Thoby Stephen e il cane davanti a Talland House (St. Ives, Cornovaglia, estate 1894) – Credito 4

Se i primi capitoli seguono più marcatamente un un’intitolazione di tipo chiaramente cronologico, i successivi tendono a perderla man mano che la biografia procede: i titoli si fanno più criptici e occorre una lettura integrale per poter inquadrare nel tempo e comprendere la narrazione. Man mano che ci si addentra nella complessità del pensiero di Virginia Woolf i punti salienti diventano gli stati d’animo, le piccole immagini della memoria, le frasi abbozzate, le azioni di ogni giorno, le letture affrontate e, sempre, il lavoro di scrittrice, le ansie conseguenti all’uscita di un libro e il bisogno di scrivere che permarrà anche quando, durante la guerra, il pubblico sarà quasi assente.

Virginia e Leonard Woolf una mese prima del loro matrimonio (luglio 1912) – Credito 5

Al lettore

I vari capitoli sono intervallati da altri intitolati “Al lettore” che costituiscono una pausa nella narrazione temporale. Al loro interno Fusini espone considerazioni personali e induce il lettore alla riflessione, rivolgendosi ad esso direttamente, con tono complice.

VIDEO: Raccontami di lei, Nadia Fusini racconta Virginia Woolf

La rabbia e il femminismo

Una fra le singolarità della vita di Virginia Woolf fu sicuramente il modo in cui lei e la sorella Vanessa ricevettero un’istruzione casalinga, seppur completa, a differenza dei fratelli maschi che poterono frequentare la scuola e ottenere precocemente una certa autonomia. Al di là di questa esperienza, senza la rabbia che nella scrittrice scatenarono i privilegi dei maschi, viene da chiedersi se ella si sarebbe ugualmente saputa sganciare dal soffocante modello di donna vittoriana per approdare a un femminismo maturo, ideologico ed esistenziale, riflesso di fatto nella sua vita e nei saggi “Le tre Ghinee” e “Una stanza tutta per sé“.

Woolf fu in grado di attraversare il passaggio da un secolo al successivo proiettandosi verso la modernità di costumi e di pensiero e verso una libertà di espressione della quale fu tra le poche pioniere.

Vita Sackville-West e il cane a Monk’s House (Rodmell, East Sussex, 1934 ca.) – Credito 6

Nel suo femminismo non imitò le libertà maschili se non nella misura in cui tali libertà si confacevano al suo stesso temperamento: la scrittrice si orientò semmai verso una valorizzazione delle qualità culturalmente ritenute femminili in quanto già in grado, queste, di indicare la via per l’emancipazione.

Emblematica in questo senso fu la posizione nei confronti della guerra: non il concetto patriarcale di forza, nazionalismo e vittoria ebbero la meglio su di lei; piuttosto la consapevolezza dell’assurdità dei tempi e della tragedia collettiva furono indice di una capacità personale, forse “femminile“, di sganciarsi da valori imposti e non condivisi.

Anche la scrittura e la pubblicazione di ogni romanzo o saggio vengono rappresentate da Fusini come una sorta di gestazione e parto: Woolf, che non ebbe figli, letteralmente diede alla luce le proprie opere, la cui pubblicazione viene non di rado seguita da depressione.

Il cambiamento

In ogni caso la biografia registra un’evoluzione: la liberazione dalla vanità, la scoperta di Woolf di poter essere, se non del tutto insensibile, quantomeno più equilibrata rispetto alle lodi e alle critiche che inevitabilmente seguivano ogni pubblicazione.

Parallelamente, la scrittrice appare con il trascorrere degli anni meno centrata su di sé: sebbene un lato del suo carattere abbia sempre conservato una vena allegra e ironica, alcuni tratti della biografia di Fusini non restituiscono un’immagine sempre gradevole o apprezzabile di Woolf. Colpa anche di un probabile parziale retaggio sessista del lettore, magari più propenso ad accettare alcune spigolosità degli scrittori “uomini” e inconsapevolmente più critico verso una scrittrice “donna“.

Si tratta certamente di una qualità positiva del lavoro della biografa, in grado di rendere anche quei tratti egoistici della scrittrice, i quali andranno tuttavia gradualmente attenuandosi a partire dal 1932 come conseguenza di un cambiamento di pensiero: la vena polemica di Woolf si accentua, si smorza l’avversione per il realismo; la flessibilità e lo spirito di immedesimazione nell’altro la spingono al life-writing, perché “solo l’autobiografia è letteratura, i romanzi sono la scorza, e alla fine si arriva al nocciolo: o io o tu“.

La partecipazione accorata di Fusini coesiste con l’imparzialità nel riferire i fatti, passando per l’ammirazione e il rispetto ininterrotti fino alla conclusione che Woolf diede alla vita: non unicamente gesto scaturito sull’onda della disperazione ma consapevole atto liberatorio, rispettoso di Leonard, cui andarono gli ultimi pensieri, e rispettoso di sé, del proprio sentire, del proprio corpo e della propria anima.

Virginia Woolf (1902) – Credito 7
  • Prima edizione: Nadia Fusini – Possiedo la mia anima, il segreto di Virginia Woolf.
    Arnoldo Mondadori Editore – Marzo 2006
  • Edizione utilizzata per le lettura: Nadia Fusini – Possiedo la mia anima, il segreto di Virginia Woolf.
    Arnoldo Mondadori Editore – II° edizione – Agosto 2006

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Crediti immagini:

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