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Gli Indifferenti di Alberto Moravia

…tutto è così semplice

Alberto Moravia, Gli Indifferenti

Alberto Moravia intraprese la scrittura del suo primo romanzo nell’ottobre del 1925, all’età di diciotto anni, e la concluse nel marzo del 1928.
Pubblicato a spese del padre nel 1929 per l’editore Alpes, “Gli Indifferenti” riscosse immediato e clamoroso successo.
Il pubblico lo amò perché in esso vedeva finalmente rappresentato un malessere diffuso, quello di una borghesia decadente, senza aspettative, cinica e artefatta.

Aberto Moravia fotografato da Paolo Monti – Vedi Credito 1

Durante gli anni in cui il Fascismo fu al suo apice, al di fuori degli schemi della prosa d’arte e dai toni poetici solariani in voga, il romanzo di Moravia si levò coraggioso e solitario con una prosa tanto asciutta e misurata quanto tagliente e potente, costantemente impietosa nello staffilare i personaggi esponendone le miserie nascoste e, per estensione, spietata verso un’intera società fasulla e accidiosa.

Nel tentativo di fondere romanzo e teatro di filiazione pirandelliana, Moravia è riuscito a denunciare suo malgrado il disagio e l’inettitudine umana attraverso un’indagine psicanalitica e nel contempo un sistema sociale malato la cui corruzione si rivela soprattutto riguardo a sesso e denaro, i temi più visceralmente coinvolti nel processo di alienazione di marxista memoria.

Alberto Moravia e Elsa Morante – Vedi Credito 2

Impressionante la precocità di uno scrittore che, pur non essendone pienamente consapevole, ha espresso in modo compiuto tutti i temi di ciascuna sua opera successiva, mostrando una maturità e una capacità di indagine dell’animo umano nei suoi aspetti più contorti e torbidi che forse solo Dostoevskij prima era riuscito a esplicitare.
Di fatto “Gli Indifferenti” è il primo libro esistenzialista della storia.

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La trama

L’azione si svolge approssimativamente in quarantott’ore, prevalentemente in interni e in special modo nell’elegante casa romana degli Ardengo.
I personaggi sono pochi: Mariagrazia Ardengo e i suoi due figli Carla e Michele, famiglia alto borghese in declino e in angustie economiche; Leo Merumeci, ricco e cinico affarista, maturo viveur amante di Mariagrazia pronto ad appropriarsi della villa di lei; Lisa, amica di famiglia, borghese anch’essa decaduta e un tempo amante di Leo, ora attratta da Michele.

Leo insidia Carla, la quale, stanca delle sfuriate di gelosia e del finto buonismo della madre, reagisce debolmente, lasciandosi trasportare dagli eventi e assecondando quel senso di rovina per lei indispensabile alla costruzione del nuovo.
Tale speranza tuttavia resterà disattesa perché “la vita non è mai né nuova né vecchia, è quello che è”.

VIDEO: scena del film tratto dal libro Gli Indifferenti. Alcuni attori: Rod Steiger, Claudia Cardinale, Shelley Winters, Tomas Milian per la regia di Francesco Maselli

Quando Michele scopre la tresca vorrebbe provare odio per Leo, amore per la sorella, compassione per la madre, rispetto di sé; vorrebbe giungere a un punto di non ritorno con Leo, compiere un’azione esemplare d’altri tempi, ingiuriare, colpire, uccidere l’amante della madre.

Di fatto non prova che indifferenza, nonostante la consapevolezza della volontà di Leo di prendere la villa per sé e nonostante il sapore sudicio e incestuoso della vicenda che coinvolge la famiglia.
Per le stesse ragioni Michele non può provare nulla per Lisa: non riesce a essere con lei spensieratamente leggero come Leo gli consiglia di fare e tantomeno può corrispondere adeguatamente al costruito sentimentalismo della donna. Entrambe le situazioni sono infatti accomunate dalla non autenticità da cui il ragazzo tenta disperatamente di allontanarsi.

Egli tuttavia non è esente da pensieri “borghesi”: nella sua fervida innocua immaginazione giunge a prefigurarsi di scambiare la sorella con la villa e con un buon lavoro fornito da Leo, pensiero che confessa dolorosamente a Carla quando i fatti sono ormai scoperti durante uno dei pochi aperti dialoghi che spezzano un’incomunicabilità pressochè cronica.

Il desiderio di Michele è che la sorella rifiuti la proposta di matrimonio di Leo: la vera dignità e la liberazione dai vincoli dell’inazione possono avvenire solo con la premessa di questo rifiuto.
Allora sarebbe possibile dare a Carla la nuova vita da lei agognata e a se stesso la forza di allinearsi coerentemente con i più nobili pensieri.

Carla a questo punto è però giunta a conclusioni differenti da quelle del fratello, acquisendo automaticamente più forza di lui perché, uniformata al vivere comune, non disperde le proprie energie per opporsi vanamente alle situazioni.
A lei va la decisione ultima.

Le cose si sistemeranno quindi in modo “così semplice”, con l’adattamento alla vita stessa: la ragazza accetterà il matrimonio con Leo, reale rovina morale ma pratico accomodamento sulla base delle convenzioni ipocrite che è utile seguire.
In questo modo anche Michele potrà amaramente prevedere di stare con Lisa, sebbene disgustato e nauseato da ogni cosa.

Mariagrazia rimane un personaggio estraneo alle vicende principali, patetica figura di vedova ignara, gelosa dell’amante, desiderosa di essere ancora considerata giovane e interessante e, soprattutto, di tenersi lontana dalla miseria.
La sua gelosia si sfoga erroneamente su Lisa, il suo desiderio di superiorità infierisce sul popolo della strada di cui, in realtà, fa suo malgrado parte.
Saprà del matrimonio solo in seguito, lascia intendere il libro, e quasi certamente avrà poco da obiettare. “Se no chi sa dove si andrebbe a finire”, se si fosse davvero sinceri e onesti.

VIDEO: trama completa del libro Gli Indifferenti di Alberto Moravia

L’indifferenza

L’indifferenza dei due fratelli, matrice del conflitto interiore, sociale ed esistenziale, non va intesa come impossibilità di provare emozioni: Michele, in un certo senso alter ego di Moravia, è perfettamente in grado di elaborare sentimenti, e per di più elevati; sentimenti antichi, di amore senza riserve, di odio feroce, di orgoglio viscerale.
Tali ardori, che prospettano l’annullamento della separazione fra essere e dover essere, parrebbero tuttavia grotteschi se applicati alla realtà borghese del Novecento, tanto meschina e decadente da smorzare l’efficacia stessa di qualunque azione eroica.
D’altra parte su ogni nobile sentimento o passione in Michele ne prevale uno, irrealizzabile: provare così intensamente tutti gli altri impulsi da giungere a renderli concreti e visibili.

L’indifferenza di Michele non ha quindi nulla a che vedere con la coscienza e la chiarezza interiore dei valori o di come dovrebbero essere impostati i rapporti sociali; significa piuttosto incapacità di tradurre in azione il pensiero, ignavia generata più dall’abitudine che dalla viltà e dalla consapevolezza del muro contro cui una bella azione forte si andrebbe a schiantare più che dal timore di compierla.
Michele non può portare su un piano reale le proprie convinzioni, non può tradurre in fatti i pensieri d’azione che sistematicamente prefigura: è consapevole di dibattersi invano fra il piano delle potenzialità e quello della vita vera.
Emblema dell’impotenza di Michele è la pistola con la quale egli avrebbe dovuto uccidere Leo: una pistola scarica, indice della di lui scarsa convinzione e del conseguente inevitabile fallimento. Il dramma mancato della storia è il dramma effettivo dell’interiorità di Michele, il fallimento del tentativo di concretizzare i pensieri e di essere fedele agli ideali, segno di un interesse non pieno alla vita per come questa potrebbe essere.

L’indifferenza di Carla, d’altra parte, si esplica nel lasciar correre gli eventi nonostante il breve disgusto rivelato dal conato di vomito iniziale, peraltro subito dimenticato: le problematiche di ordine morale sono molto, troppo impegnative da sostenere per i personaggi moraviani.

L’indifferenza in questo senso venne recepita in Francia come forma di angoscia esistenziale e influenzò Sartre nella scrittura de “La Nausea”.

VIDEO: Il Novecento racconta il Novecento – Moravia, Gli Indifferenti

Il determinismo

L’impianto naturalistico di Moravia, a cavallo fra realismo e neorealismo, si accomuna ad entrambi e nel contempo da tutti e due si differenzia.

Da un lato, l’indagine psicanalitica allontana “Gli Indifferenti” dalla mera descrizione oggettiva ed esterna della realtà. I suoi protagonisti si differenziano peraltro anche dallo Zeno di Svevo, dipinto ironicamente come un inetto in qualche modo vincente.
I vincitori di Moravia, legati al loro contesto cupo, non sconfiggono alcuna “malattia” e semplicemente si adattano alla situazione. I vinti sono i personaggi come Michele, consapevoli della propria impotenza.

Il primo romanzo di Moravia diverge per intenti dal neorealismo in quanto manca di approfondire tematiche di attualità politica e sociale, concentrandosi maggiormente sull’individuo; rientra prevalentemente nel realismo classico (Manacorda), sebbene si discosti in parte anche dalle finalità di scrittori come Verga o Zola. Mentre la descrizione circostanziata dei fatti ne “I Malavoglia” o ne L’Assommoir di Emile Zola sottende la denuncia di un sistema sociale sbagliato e la conseguente prospettiva di un mutamento positivo posto in atto dallo Stato, nella velata e disincantata denuncia di Moravia non c’è speranza di cambiamento.
La vita scorre a suo modo e i personaggi possono solo accettarla e viverla, oppure rifiutarla e crearsi un velleitario universo mentale di nobili pensieri che tale è destinato a rimanere, dando origine a un’ambivalenza e a un tormento costanti.
L’impossibilità di sganciarsi dal destino per la propria personale inettitudine e per una sostanziale mancanza di libero arbitrio, la scarsa passione verso un’ipotetica reale messa in atto di qualcosa di diverso, l’indifferenza, quindi, rendono inattuabile la possibilità di essere altro da quello che si è.

VIDEO: Un autore, Una città Moravia 1979

Il determinismo fotografato da Moravia è disperato solo negli animi dei personaggi che si rendono conto di poter solo pensare.
Per tutti gli altri, quelli che smettono anche di pensare, il problema non si pone, oppure si pone solo per un tempo brevissimo.
La passività comporta l’accettazione, l’irresponsabilità… I personaggi passivi non possono fallire, perché non hanno un piano, un impegno” ha scritto Moravia.

VIDEO: Alberto Moravia a Match (Rai 1978)

Conclusioni

La critica e le interpretazioni sull’opera di Moravia si sono andate modificando nel tempo: dalla censura fascista alle brillanti intuizioni di Edoardo Sanguineti fino alle prospettive più ampie di oggi, vi sono stati detrattori e ammiratori, in misura sempre maggiore, questi ultimi, man mano che i tempi si avvicinavano all’epoca nostra.

La lettura de “Gli Indifferenti” permette di godere di uno stile che restituisce perfettamente l’immagine d’infelicità e d’interiorità prigioniera dei personaggi.
In questo senso il romanzo diviene spunto di riflessione sull’epoca attuale e sull’attuale sentire, poiché l’animo umano ricalca nelle proprie percezioni alcuni schemi anche in periodi storici differenti.
Approfondire la conoscenza di questi meccanismi può indicare la via per attenuare il gap fra l’esistenza interiore e quella esteriore e, al di là delle constatazioni di Moravia, valutare in autonomia la possibilità di divenire parte attiva di un cambiamento personale e sociale.

VIDEO: Casa Museo Alberto Moravia

VIDEO: Casa Museo Alberto Moravia

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Crediti immagini:

Credito 1: immagine di Alberto Moravia scattata da Paolo Monti e inserita su Commons Wikimedia dall’utente Federico Leva in data 8/04/2016 con Licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 Internazionale (CC BY-SA 4.0).

Credito 2: immagine di Alberto Moravia ed Elsa Morante a Capri negli Anni Quaranta inserita su Commons Wikimedia dall’utente Spinoziano in data 20/09/2013 con Licenza di Pubblico Dominio.

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