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Sulla Strada di Jack Kerouac

Tutto quel pazzo sconvolgimento di ogni cosa che stava per verificarsi ebbe inizio allora; avrebbe travolto tutti i miei amici e tutto quel che m’era rimasto della mia famiglia in una grossa nube di polvere sopra la notte d’America

Jack Kerouac, Sulla Strada

Sulla Strada” (titolo originale dell’opera “On the Road”) è l’inno alla vita, alla gioia di esistere, alla libertà di spaziare oltre i confini fisici e mentali. La celebrazione dell’esistenza e la felicità improvvisa, la curiosità della scoperta, l’entusiasmo per le nuove conquiste sono possibili attraverso la consapevolezza costante della fugacità dell’attimo.
Il destino di ogni cosa è “più presente” proprio perché esistono la malinconia, la tristezza, le separazioni e il dolore inevitabilmente sottesi ad ogni scoppio di puro rapimento estatico.

La genesi, lo stile, i temi

Iniziato nel novembre del 1948, “Sulla Strada” venne pubblicato solo il 5 settembre 1957.
La stesura originale, ancora legata allo stile impeccabile de “La Città e la Metropoli”, non soddisfaceva Kerouac che si trovò a rimaneggiarla alternando nel proprio intimo compiacimento e disfattismo.

Quella che uscì nel ‘57 fu di fatto la scrittura del 1951, la quale, sebbene parzialmente censurata, regalava alla storia della letteratura uno stile nuovo, la prosa spontanea, linguaggio fuori da ogni schema, capace di rappresentare stilisticamente l’individuale ricerca di liberazione dalle convenzioni della società perseguita dalla Beat Generation.
Il flusso di coscienza e l’immediatezza con la quale i fatti esigevano di essere narrati hanno portato Kerouac ad avvalersi di un unico rotolo di carta per telescrivente, lungo 36 metri, scelta che gli ha permesso di non interrompere il getto creativo.
La possibilità di procedere nella battitura a macchina senza spezzare la narrazione ha contribuito al dispiegarsi fluido della storia; cosa tanto più importante, questa, per il fatto che le sensazioni dello scrittore e del lettore superano per importanza la trama, assurgendo a reali protagoniste di questo capolavoro indimenticabile del quale ogni nuova generazione subisce il fascino e per il quale rinnova l’amore.

Immagine dell'esposizione originale del manoscritto On The Road
Esposizione del rotolo originale di On The Road – Vedi Crediti 1

La forma poetica all’interno della prosa di Kerouac molto deve allo stile delle lunghe lettere che Neal Cassady scriveva sotto benzedrina e anche, in apparente opposizione, all’espressività asciutta e aristocratica di William Burroughs.
Il ritmo di “On the Road” non ha sbalzi, il suo suono non ha un “piano” o un “forte”: è sempre serrato, martellante o, come disse Fernanda Pivano, “indiavolato”.
Come in una jam session di be bop le frasi vengono “soffiate” fino all’esaurimento: la concitazione dei dialoghi e della narrazione, l’euforia generale, le attese trepidanti sono state e restano nell’immaginario – soprattutto in quello giovanile – sprone per tradurre la musica in parole e in vita reale e, talvolta, la vita reale in parole e in musica.
La traduzione italiana di fatto non rende giustizia alla sonorità della prosa di “On the Road” che, nella lettura di Jack Kerouac, si offre invece in tutti i suoi ritmi e in tutte le sue assonanze.

VIDEO: Jack Kerouac legge l’ultima pagina di “On the Road” – le immagini rappresentano Jack Kerouac e Neal Cassady

Con tutte le vittorie e le sconfitte, i rischi, l’allegria e il dolore in esso contenuti, “Sulla Strada” è una delle massime espressioni del perfetto connubio fra sensazione e realtà.
Il viaggio e l’introspezione che il viaggio suscita sono il vero centro del romanzo: ogni eccesso che possa sganciare dalle sovrastrutture è stimolo per la ricerca di sé e per un misticismo che critica senza lamentarsi e che accetta consapevolmente lo stato delle cose perché in fin dei conti “tutto è a posto”.

Neal Cassady è il grande protagonista del romanzo: fortissima personalità che concentra in sé tutte le caratteristiche di esaltazione, desiderio di ricerca e scoperta, fisicità estrema, sfrenatezza, curiosità e amore per il sapere agli occhi di un ammirato e rapito Jack Kerouac.

Immagine segnaletica di Neal Casssdy
Neal Cassady – Vedi Credito 2

Sulla Strada” è diviso in quattro parti che narrano, a partire dal 1947, gli spostamenti negli Stati Uniti e Messico dello scrittore, da solo o con gli amici: racconto vitale, intenso e coinvolgente, giovanile e adulto, ingenuo e saggio allo stesso tempo.

Romanzo gioioso in cui la parola che compare più frequentemente è “triste”.

Il contesto, i viaggi e la trama

Eravamo talmente abituati a viaggiare che dovemmo camminare per tutta Long Island, ma più in là non c’era altra terra, solo l’Oceano Atlantico, e non potevamo andare più lontano di così. Ci stringemmo le mani e decidemmo di essere amici per sempre”.
(cit. Sulla Strada)

Sulla Strada” è il racconto in gran parte autobiografico che Sal Paradise (Jack Kerouac) fa dei suoi viaggi giovanili da New York alla costa ovest degli Stati Uniti e in Messico.
Poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, la generazione di Kerouac esperisce una confusione morale entro cui si rende necessaria la ricerca di affrancamento dalle regole di una società molto chiusa e ipocritamente puritana.
Il viaggio in questo senso si delinea come momento di crescita, di allontanamento dalle sicurezze del quotidiano e come possibilità di diventare uomo.
Desideroso di sganciarsi dalle attenzioni familiari e dalla vita monotona di studente universitario, orgoglioso della conquista improvvisa dell’indipendenza, Sal/Jack vive stagionalmente un’esistenza parallela grazie alla quale può sperimentare l’amicizia, l’amore e il sesso; può fermarsi nei locali ad ascoltare improvvisazioni di jazz fino al mattino inoltrato, bere senza freni, provare ogni tipo di droga, osservare lo scambio ininterrotto di correlazioni fra esterno e interno di sé e trovare una voce propria.

Il suo eroe, proiezione di se stesso, è Dean Moriarty (Neal Cassady), protagonista di “Sulla Strada” e della scena beat, personalità perfettamente rappresentativa del desiderio di conoscere senza giudicare, di soffrire senza lamentarsi, di esprimere un fervore mentale e fisico irrefrenabile e una naturale propensione per la libertà; tutto questo conquistò completamente Kerouac e, con lui, molti altri giovani poeti che diventarono i più grandi esponenti della Beat Generation.

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1) Da Paterson a Mill City (Marine City) e ritorno

Il percorso

Paterson (New Jersey) – Bear Mountain (New Jersey) – Newburgh (New York) – New York – Chicago (Illinois) – Joliet(Illinois) – Rock Island (Illinois) – Davenport (Iowa) – Iowa City (Iowa) – Des Moines (Iowa)- Stuart (Iowa) – Council Bluffs (Iowa) – Omaha (Nebraska) – Grand Island (Nebraska) – Shelton (Nebraska) – Gothenburg (Nebraska) – North Platte (Nebraska) – Cheyenne (Wyoming) – Longmont (Colorado)- Denver (Colorado) – Central City (Colorado) – Creston (Colorado) – Salt Lake City Utah) – Reno (Nevada) – Sierra Nevada – Sacramento California) – San Francisco (California) – Mill City (non esiste: è Marin City, California) – Oakland California) – Bakersfield (California) -Los Angeles (California) – Sabinal (non esiste: è Selma, California, vicino Fresno) – Madera (California) – Flagstaff (Arizona) – Dalhart (Texas) – Oklhoma- Kansas – St.Louis (Missouri) – Indiana – Pittsburgh (Pennsylvania) – Harrisburgh (Pennsylvania) – New York – Paterson (New Jersey).

…era uno scoppio sfrenato pieno di assensi di americana gioia…
(cit. Sulla Strada, dalla descrizione di Dean Moriarty)

Nell’estate del 1947 Sal si accorda con l’amico Remi Boncoeur (Henry Cru) per raggiungerlo a San Francisco e imbarcarsi con lui su un transatlantico.
Allo stesso tempo è ansioso di incontrare Dean a Denver, dimostrargli di essere riuscito a compiere in autonomia il viaggio e “fare baldoria” insieme.

Da Paterson Sal parte da solo, con 50 dollari e una valigia di tela con l’essenziale ma, “come qualcosa che non riesce a mettersi in moto”, l’inizio del viaggio è piuttosto rallentato e difficoltoso: Sal non trova passaggi e rimane a lungo sotto la pioggia, disperandosi.
Alla fine decide di spendere buona parte del denaro per l’autobus che lo porterà a Chicago, dove andrà in giro e ascolterà il be bop.

Il pomeriggio seguente Sal entra per la prima volta nell’Ovest e vede il Mississippi; qui alterna autobus e autostop fino a Des Moines, dove, dando inizio a quella che diventerà una sua abitudine, sceglie un fatiscente alberghetto di terz’ordine nel quale, sfinito, dormirà tutto il giorno svegliandosi solo al tramonto: “…e quello fu l’unico, chiaro momento della mia vita, il momento più strano di tutti, in cui non seppi chi ero…”.
Era per lui indispensabile perdere se stesso per potersi ritrovare in modo più autentico e rinnovato; come in un rito di passaggio, adesso Sal/Jack si trova a metà strada nel cuore dell’America “fra l’Est della mia giovinezza e l’Ovest del mio futuro…”.

Proprio l’Ovest gli apparirà in tutta la sua umana concretezza in un locale del Missouri dove la grassa risata di un affamato agricoltore vecchio stampo accentuerà la curiosità e il desiderio di proseguire del protagonista, ormai catturato dallo spirito del West, impaziente di ritrovare Dean e gli altri amici a Denver e desideroso di farsi vedere male in arnese dopo le fatiche del viaggio, prova questa della propria avvenuta iniziazione.

Un eccezionale passaggio da Gothenburg (Nebraska) fino a Cheyenne (Wyoming) su un autotreno guidato da due infaticabili agricoltori disponibili a raccogliere chiunque lungo la strada agevola enormemente il viaggio di Sal.
La descrizione degli altri autostoppisti, così diversi tra loro eppure all’unisono così gioiosamente e tragicamente rappresentativi dell’America, raggiunge livelli di intenso lirismo e di entusiasmo e malinconia profondi.
Due ragazzi di Columbus, al culmine dell’entusiasmo, urlano: “Andiamo a Los Angeles!” e, alla domanda “che ci andate a fare?” questi semplicemente rispondono “Diavolo, non lo sappiamo. Che importa?
Perfettamente in linea con questa risposta è lo spirito del viaggio di Sal Paradise/Jack Kerouac che solo superficialmente può apparire un girovagare senza scopo: come un altro celebre scambio di battute nel romanzo chiarisce, l’essenziale è “andare”, poiché andare in siffatto modo significa anche vedere l’intensità della vita e il dolore dell’attimo che passa (“E una volta, mentre passavamo di volata, vidi una malinconica mucca dal muso bianco nella salvia accanto alla strada”).

Lasciare l’autotreno e i suoi passeggeri a Cheyenne nel cuore della notte è causa di improvvisa tristezza perché il viaggio stesso, per sua natura, è abbandono e separazione, lutto necessario che permette di andare incontro a ciò che di nuovo riserva il futuro.

Il periodo trascorso a Denver e la festa pazzesca a Central City ai piedi delle Rocky Mountains sono momenti di irrefrenabile allegria ed eccesso; eppure, giunto il momento di prendere l’autobus per San Francisco, Sal si rende conto di avere avuto poche occasioni per parlare con Dean.

Immagine dello zaino di Jack Kerouac
Lo zaino di Jack Kerouac – Vedi Credito 3

Non si può insegnare un nuovo motivo a un vecchio maestro
(cit. Sulla Strada, motto di Remi Boncoueur)

Sal si trova ora a 5100 Km da casa. Soggiorna nella baracca di Remi Boncoeur (Henry Cru) e della ragazza di questi in un’immaginaria Mill City (in realtà Marin City, a nord di San Francisco).
Con l’amico lavora per un periodo come guardiano in una caserma nella quale Remi compie piccoli furti perché “il mondo mi deve alcune cose, ecco tutto”.
Un giorno Sal si ubriaca e issa la bandiera a rovescio: questo lapsus sembra indicare l’impossibilità di conservare un lavoro a lui tanto estraneo e segna che è tempo di andare oltre, verso nuove avventure.
Nel frattempo i rapporti con l’amico si incrinano e “Remi e io fummo perduti l’uno per l’altro”: la tristezza e l’ineluttabilità dell’abbandono si riaffacciano  e così faranno ancora, diventando una costante all’interno del romanzo.

Anche l’episodio della ragazza messicana conosciuta sull’autobus per Los Angeles è una storia di separazione: con lei a fianco, per un po’ Sal può sentirsi un uomo, un lavoratore che trascorre la giornata nei campi di cotone e che la sera si ritira nella tenda con la sua donna e il bambino di lei; in realtà Kerouac, come anche Sal Paradise, ha un appoggio a casa, dove la famiglia è pronta a sostenerlo e a inviargli denaro all’occorrenza.
A differenza della ragazza, Sal può interpretare un ruolo dal quale gli è possibile uscire in qualunque momento.

Sal e Terry (Beatrice Kozera nella realtà) vagano da principio per una Los Angeles squallida ma allo stesso tempo stimolante per via dell’umanità che la popola. Kerouac descrive con attenzione le persone che si potevano allora incontrare in città: fra esse, un tipo di “santone” in stile “Nature Boy”, con barba e sandali.
Se ci avesse riflettuto un momento, forse Kerouac si sarebbe reso conto della propria sostanziale somiglianza con il ragazzo di cui la canzone di eden ahbez parla.

VIDEO: Nature boy di eden ahbez

There was a boy
A very strange enchanted boy
They say he wandered very far, very far
Over land and sea
A little shy and sad of eye
But very wise was he
And then one day
A magic day he passed my way
And while we spoke of many things
Fools and kings
This he said to me:
The greatest thing you’ll ever learn
Is just to love and be loved in return

C’era un ragazzo
Un ragazzo incantato molto strano
Dicono che sia andato molto lontano, molto lontano
Su terra e mare
Un po’ timido e con gli occhi tristi
Ma era molto saggio
E poi un giorno
Un giorno magico ha passato la mia strada
E mentre parlavamo di tante cose
Stolti e re
Questo mi ha detto:
La cosa più grande che imparerai mai
È solo amare ed essere amato in cambio

Sal e Terry cercano inutilmente lavoro, prima da soli e poi insieme a parte della famiglia di lei; spesso finiscono tutti a bere in qualche locale e, alle preoccupazioni vaghe di Sal riguardo all’inconcludenza delle giornate, Terry e i fratelli rispondono sempre “mañana”, per via di una serenità tutta messicana, innata coscienza del fatto che ogni cosa andrà bene perché è semplicemente a posto.
Era sempre mañana…una parola incantevole che probabilmente vuol dire cielo” arriva a pensare Kerouac, anch’egli in fondo consapevole dell’inutile agitarsi e dibattersi nelle questioni della vita.

Leggi anche: I Vagabondi del Dharma

Mañana means Heaven” è anche il titolo del libro in cui lo scrittore Tim Z. Hernandez narra la vita romanzata di Beatrice Kozera, alla quale risalì nel 2010 in seguito ad alcune ricerche.
La donna non aveva idea del fatto che la sua breve storia con lo scrittore Jack Kerouac fosse stata immortalata nel romanzo che aveva cambiato più di una generazione. Hernandez parlò a lungo con Kozera e pubblicò il suo libro nel 2013, due settimane prima della morte di lei.

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Per qualche tempo Sal lavora nei campi di cotone di Sabinal (in realtà Selma, California): si sente adulto, vissuto e in parte persino “messicano”.
Quando l’esperienza si esaurisce, egli naturalmente riprende il viaggio: il bisogno inquieto di nuove vicende da affrontare lo trascina altrove.
Pur consapevole sin da principio dell’inevitabile epilogo delle proprie storie fugaci, lo scrittore vive con onestà e sincera partecipazione ogni momento, sino in fondo, senza finzioni: il suo modo di agire, dettato da un vero desiderio di conoscenza, si può definire a tutti gli effetti integro.

Immagine al tramonto di campi di cotone
Campo di cotone – Vedi Credito 4

Sal torna a New York, Terry resta a Sabinal.
Entrambi sanno che lei non riuscirà mai a raggiungerlo sulla costa est, come invece si ripetono l’un l’altra, raccontandosi una bugia piuttosto scoperta.
Ci voltammo dopo dodici passi, perché l’amore è un duello, e ci guardammo per l’ultima volta”.

2) Da Paterson a Testament (in realtà Rocky Mount, North Carolina) e San Francisco e ritorno

Il percorso

Paterson (New Jersey) – Testament (Virginia; in realtà Rocky Mount, North Carolina) – Richmond (Virginia) – Washington DC – Baltimora (Maryland) – Philadelphia (Pennsylvania) – Paterson (New Jersey) – New York – Baltimora (Maryland) – Washington DC – Richmond (Virginia) – Testament (in realtà Rocky Mount, North Carolina) – Macon (Georgia) – Flomaton (Alabama) – Mobile (Alabama) – New Orleans (Louisiana) – Algiers (sud di New Orleans, Louisiana) – Gretna (Louisiana) – Port Allen/Baton Rouge (Louisiana) – Lowtell (Louisiana) – Eunice (Louisiana) – Kinder (Louisiana) – De Quincy (Louisiana) – Opelousas (Louisiana) – Starks (Louisiana) – Deweyville (Texas) – Beaumont (Texas) – Houston (Texas) – Austin (Texas) – Fredericksburgh (Texas) – zona del Pecos Canyon – Van Horn (Texas) – Clint (Texas) – Ysleta (Texas) – El Paso (Texas) – Las Cruces (New Mexico) – Tucson (Arizona) – Palm Spring (California) – Bakersfield (California) – Tulare (California) – San Francisco (California) – New York.

Sal sta festeggiando con la famiglia il Natale del 1948 a Testament (in realtà Rocky Mount in North Carolina) quando viene raggiunto da Dean con la prima moglie Maylou (Louanne Henderson) e Ed Dunkel (Al Hinckle), il quale invece aveva letteralmente mollato per la strada la propria, di moglie. Galatea (Helen Hinckle), rimasta a New Orleans, soggiorna infatti suo malgrado nella casa di un piuttosto infastidito Old Bull Lee (William Burroughs), tormentandolo.

Durante uno degli spostamenti un po’ folli fra Rocky Mount e Paterson Dean annuncia che “Tutto quanto è stato predicato dai Greci è sbagliato. Non ci si può arrivare con la geometria né con i sistemi geometrici del pensiero”.
La Beat Generation lo ha intuito: la verità ultima sfugge alla comprensione razionale. La realtà oggettiva si rivela attraverso altri canali, perché la sua natura non si afferra con i sensi, del cui gruppo la razionalità fa parte.

Eppure il Capodanno del 1949 viene vissuto decisamente attraverso i sensi. C’è una bufera di neve a New York. La festa, che ha come base l’alloggio di Carlo Marx (Allen Ginsberg), si rivela grandiosa: “Questa è la notte, e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione”.

Immagine di una Hudson del 1948
Hudson del 1948 – Vedi Crediti 5

A bordo della Hudson ultimo modello di Dean la comitiva parte per Algiers, a sud di New Orleans, per soggiornare a casa di Old Bull Lee (William Burroughs) e di sua moglie, e per recuperare Galatea.
Uomo disincantato la cui vita è parzialmente incentrata sulla sperimentazione delle droghe, Old Bull Lee ormai non condivide lo stesso entusiasmo di Sal e Dean per i locali e la vita notturna e li accompagna quasi di malavoglia nei più monotoni bar del centro di New Orleans.
Attraversando in traghetto il Mississippi, nel cuore dell’avventura, lontano da casa, nel profondo di se stesso e del proprio viaggio interiore, Sal/Jack ha la percezione dell’interconnessione di tutte le cose: “…e mentre il fiume si riversava giù dal centro dell’America alla luce delle stelle io seppi, lo seppi con impeto di furia, che tutto quel che avevo conosciuto e che avrei mai conosciuto era una cosa sola”.

Arriva il giorno della partenza per la California: un’altra separazione, e la solita strana sensazione nel vedere gli amici rimasti indietro come punti minuscoli mentre l’auto si allontana: “…è il mondo troppo vasto che ci sovrasta, ed è l’addio. Ma noi puntiamo avanti verso la prossima pazzesca avventura sotto i cieli”.

A San Francisco Dean lascia immediatamente Sal e Marylou per raggiungere la moglie Camille (Carolyn Cassady) e, dopo poco, anche Marylou abbandona Sal, il quale si ritrova solo e disperatamente affamato a raccogliere cicche da terra finchè Dean torna e lo recupera: “Così ero morto ed ero tornato alla luce innumerevoli volte ma solo non me lo ricordavo…” “Provavo un senso di benedizione dolce, travolgente, come un grosso getto di eroina nella vena principale…” “Fu in queste condizioni che mi trovò Dean quando decise finalmente che valeva la pena di salvarmi”.

In una continua alternanza quasi bipolare di entusiasmo e noia i giorni trascorrono con una Camille sempre più stufa.
Una sera Dean e Sal vanno a sentire il jazz nei locali e ascoltano e conoscono Slim Gaillard: “Dean…pensava che Slim fosse Dio” e “Io stavo lì seduto con quei due pazzi”.

VIDEO: Slim Gaillard suona e canta

A questa serata ne seguono altre, assurde, trascorse girando per le baracche a sentire il “jazz negro” fino al quando tutto questo da entusiasmante si trasforma in estenuante, segno che per Sal è arrivato il momento di tornare a New York: “Fu un momento malinconico. Stavamo pensando tutti che non ci saremo rivisti mai più e che non ce ne importava niente”.

3) New York – Denver – San Francisco – Long Island

Il percorso

New York – Denver (Colorado) – Passo Berthoud (Colorado) – Tabernash (Colorado) – Troublesome (Colorado) – Kremmling (Colorado) – passo di Rabbit Ears (Colorado)- Steamboat Spring (Colorado) – Craig (Colorado) – Salt Lake City (Utah) – San Francisco (California) – Sacramento (California) – Reno (Nevada) – Battle Mountain (Nevada) – Elko (Nevada) – Salt Lake City (Utah) – Denver (Colorado) – Sterling (Colorado) – Ogallala (Nebraska) – Gothenburg (Nebraska) – Kearney (Nebraska) – Grand Island (Nebraska) – Columbus (Ohio) – Des Moines (Iowa) – Newton (Iowa) – Davenport (Iowa) – Rock Island (Illinois) – Chicago (Illinois) – Detroit (Michigan) – Toledo (Ohio) – New York – Long Island (New York).

Nella primavera del 1949 Sal parte nuovamente per Denver con l’intenzione di stabilirsi in città; tuttavia, quando non ritrova nessuno della compagnia e inizia a trascinare in modo inconcludente le proprie giornate decide di recarsi a San Francisco.
Qui va immediatamente a trovare Dean che lo aggiorna sulle ultime novità: la Hudson è ormai andata e lui non l’ha finita di pagare, la situazione economica non è rosea, i rapporti con Camille non sono buoni e la mano ferita dà parecchi problemi.
L’arrivo dell’amico e la naturale irrequietezza di Dean fanno sì che Camille butti entrambi fuori di casa; una sorta di processo viene poi improvvisato anche dal gruppo degli amici che, pur non comprendendo a fondo Dean, lo accusano e lo giudicano.
Sal prova a difenderlo ma sa che farlo davvero non è semplice perché implicherebbe necessariamente spiegazioni complesse; Dean inoltre non reagisce e resta imbambolato e silenzioso: “stracciato e schiantato e demente” “Era BRUCIATO: e il rogo è il fondamento della beatitudine”.
Dean però non se la prende: attinge alle risorse di una vita di miseria e di denigrazione e con quella forza va avanti.

Le serate così proseguono senza freni con il jazz più triste e incredibile che i due amici hanno mai ascoltato e di cui Kerouac effettua descrizioni accurate, praticamente in tempo reale, permettendo alle emozioni dei musicisti e degli ascoltatori – e anche del lettore – di manifestarsi chiare e intatte.

Immagine della 52esima strada a New York
52nd street, New York City – Vedi Crediti 6

Alla fine Sal e Dean decidono di tornare insieme a New York, facendo tappa a Denver dove un piccolo screzio li addolora entrambi (in questa occasione Dean rivela la propria sensibilità e Sal, che si accanisce in un crescendo crudele sull’amico, ferisce in realtà se stesso: “Ognuna di queste cose che dicevo era una coltellata inflitta a me stesso”).

Denver è anche la città in cui, per tutto il romanzo, Dean spera di ritrovare il padre: il bisogno del ragazzo di ricucire i brandelli di un’esistenza allo sbando si manifesta attraverso la ricerca del genitore,  viscerale legame con il passato e unica logica correlazione con il senso dell’esistenza attuale.
Il padre, alcolizzato e spesso ospite di qualche carcere del Paese, di fatto non compare mai, metafora per Dean di una vita a pezzi impossibile da rimettere insieme con ordine e di una sicurezza e una stabilità irraggiungibili.
A Denver Dean riesce tuttavia a incontrare il cugino: elettrizzato dall’attesa di questo incontro che, quasi come surrogato del padre, rappresenta per lui un riavvicinamento alle proprie origini, coinvolge anche Sal in questa eccitazione.
Purtroppo le cose si rivelano molto differenti dall’idea che si è fatto Dean e, sebbene egli continui a porre al cugino domande sul passato e sulla famiglia, le intenzioni di questi vengono chiarite sin dal principio: l’incontro avviene esclusivamente affinché Dean firmi alcuni documenti.
D’altra parte, il cugino comunica anche che il proprio desiderio, così come quello del resto della famiglia, è di non avere più nulla a che fare con Dean o con il padre di Dean.
La narrazione di questo episodio aggrava il senso di tristezza che in parte permea il romanzo; il rifiuto da parte del cugino suona come una sinistra condanna per Dean, il quale dovrà condurre il resto dei propri giorni senza possibilità di riscatto. “Guardai Dean. Fece una faccia scura e avvilita” “Oh, dov’era il suo derelitto padre quella notte?
Sal è terribilmente dispiaciuto per l’accaduto e lo esterna all’amico il quale, tutto sommato, sembra incassare bene, come è sua abitudine fare.

All’agenzia i due amici trovano una bellissima berlina, una Cadillac del ‘47, da portare fino a Chicago.
Infierendo sulla Cadillac e restituendola semidistrutta a destinazione, Sal e Dean arrivano finalmente a New York e, di fronte all’Oceano Atlantico, decidono di essere amici per sempre.

Immagien dell'abitazione di Kerouac a New York 
Abitazione di Kerouac a New York – Vedi Crediti 7

4) Da New York a Denver, Città del Messico e ritorno

Il percorso

New York – Washington DC – Blue Ridge (Pennsylvania) – Shenandoah (West Virginia) – Charleston (West Virginia) – Ashland (Kentucky) – Cincinnati (Ohio) – Terre Haute (Indiana) – St. Louis (Missouri) – Abilene (Kansas) – Denver (Colorado) – Castle Rock (Colorado) – Colorado Springs (Colorado) – Walsenberg (Colorado) – Trinidad (Colorado) – Raton (New Mexico) – Dalhart (Texas) – Amarillo (Texas) – Childress (Texas) – Paducah (Texas) – Guthrie (Texas) – Abilene (Texas) – Fredericksburg (Texas) – San Antonio (Texas) – Dilley (Texas) – Encinal (Texas) – Laredo (Texas).
MESSICO: Nuevo Laredo – Sabinas Hidalgo – Monterrey – Montemorelos – Linares – Gregoria (non esiste: dovrebbe essere Ciudad Victoria) – Limon (non esiste: potrebbe essere Llera des Canales) – Ciudad Mante – Città del Messico – New York.

Dean si è stabilito a New York: lui e Sal si vedono spesso e fanno lunghe chiacchierate.
Arriva però la primavera, richiamo irresistibile per Sal che saluta Dean e parte per Denver, dove tuttavia ben presto l’amico lo raggiunge.

Insieme a Stan Shepard (Frank Jeffries), Sal e Dean decidono di partire per il Messico su una vecchia Ford del’37.
L’eccitazione per questo viaggio supera quella per qualunque altro: “Avemmo la visione dell’Intero emisfero occidentale irradiantesi con le sue costole di roccia fino alla Terra del Fuoco mentre noi seguivamo a volo la curva del mondo che finiva in altri tropici e in altri mondi”.

La sensazione di lasciare davvero tutto ciò che si è conosciuto e sperimentato è entusiasmante: il Messico è un modo nuovo, magico, dove tutti sanno esattamente come si vive e dove non serve fare mille elucubrazioni ma semplicemente essere presenti in ogni momento, diventare parte del clima, percepire gli insetti sulla maglietta sudata, osservare, ascoltare, fidarsi e trasformarsi nell’ambiente stesso, facendo finalmente parte del tutto senza bisogno di dirlo perché ogni cosa è chiara, per sempre.

Anche quando l’esperienza proseguirà in un bordello con la musica di Perez Prado al massimo del volume e a fumare marijuana insieme a un ragazzo messicano e persino quando Dean abbandonerà un febbricitante Sal per tornare ai propri inderogabili impegni di donne e figli, il senso delle cose non muterà: la vita con i suoi dolori e le sue gioie, i suoi tradimenti e i suoi incomprensibili avvenimenti non deve essere sviscerata ma deve solo essere vissuta.

VIDEO: Mambo Jambo di Pérez Prado

Il romanzo si avvia verso la conclusione.
Sal vede per l’ultima volta Dean a New York, ed è un incontro triste, che lo spingerà a scrivere il periodo conclusivo del romanzo con il celebre incipit “Così in America quando il sole va giù…

Conclusioni

Il Messico, anticipazione dell’Eternità Dorata cara a Kerouac, è il culmine dell’esperienza esistenziale, fisica e mentale in “On the Road”.

Se questo romanzo non fosse mai stato scritto non potremmo avere nozione di come sarebbe stato il mondo adesso; non sarebbe peraltro possibile dire che non avremmo avuto gli hippy, i Beatles, la minigonna e la lotta per i diritti civili poiché esistevano già, prima di Kerouac, spinte verso un mutamento individuale e una rivoluzione sociale.

Quando il desiderio di cambiamento si manifestò nei moti del  ’68, Kerouac era alla fine della vita, stanco della fama, già lontano dagli amici e ripiegato su di sé, sebbene ancora e sempre fedele alla propria interiorità.

L’ipotesi che egli con i suoi scritti e in particolare con “Sulla Strada” abbia quantomeno contribuito a un cambiamento radicale e sia stato ispirazione per le generazioni successive è del resto piuttosto plausibile; tuttavia  Kerouac, più legato a una  visione intimistica della realtà che all’impegno politico, avrebbe probabilmente preferito suggerire idee più viscerali, di pace e amore universali.

Jack Kerouac ci ha fatto in ogni caso dono di un capolavoro sempre attuale che, pur rappresentando un’epoca, è ancora capace di spingere verso l’esperienza e la valorizzazione dell’interiorità personale, di svegliare le coscienze e di incentivare un pensiero divergente.

Il più celebre romanzo del più celebre scrittore della Beat Generation acquisisce nuovo valore e nuove sfumature di generazione in generazione; è un classico nel senso più alto e nobile del termine ed è in grado di farsi sempre amare e di far amare il proprio autore.

Link utili:

Due lezioni su Jack Kerouac alla Yale University nell’ambito del corso “The American Novel since 1945” a cura della professoressa Amy Hungerford:

VIDEO: Jack Kerouac canta (musica realizzata successivamente da Lee Ranaldo dei Sonic Youth)

I left New York in 1949
To go across the country without a bad blame dime
Montana in the cold cold fall
Found my father in the gambling hall
Father, Father where you been?
I’ve been out in the world and I’m only ten
Father, Father where you been?
I’ve been out in the world and I’m only ten
Don’t worry about me if I should die of pleurisy
Across to Mississippi, across to Tennessee
Across the Niagara, home I’ll never be
Home in ol’ Medora, home in Ol’ Truckee
Apalachicola, home I’ll never be
Better or for worse, thick and thin
Like being married to the Little poor man
God he loves me
Just like I love him
I want you to do
Just the same for him
Well the worms eat away but don’t worry watch the wind
So I left Montana on an old freight train
The night my father died in the cold cold rain
Road to Opelousas, road to Wounded Knee
Road to Ogallala home I’ll never be
Road to Oklahoma, road to El Cahon
Road to Tahachapi, road to San Antone
Hey, hey
Road to Opelousas, road to Wounded Knee
Road to Ogallala, home I’ll never be
Road to Oklahoma, road to El Cahon
Road to Tahachapi, road to San Antone
Home I’ll never be

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  • Prima edizione americana, Jack Kerouac, On the Road, Viking Press, 1957
  • Prima edizione italiana: Jack Kerouac, Sulla Strada, Mondadori, 1959
  • Edizione utilizzata per la lettura: Jack Kerouac, Sulla Strada, Mondadori, 2016

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Crediti immagini:

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