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Vita di Kerouac

E’ una sorta di clandestinità… come se fossimo una generazione di clandestini. Sai, quando hai una conoscenza interiore è inutile mostrarsi a quel livello, a livello “pubblico”, una condizione beat vera – intendo dire quando lo sei fino in fondo, con te stesso, perché tutti sappiamo a che punto stiamo – e una insofferenza verso tutte le forme e le convenzioni del mondo… E’ qualcosa del genere.
Quindi credo che forse si può dire che siamo una generazione beat.

Stralcio di lettera di Jack Kerouac a John Clellon Holmes del 1948 riportata da Ann Charters in “Vita di Kerouac

Ann Charters, docente universitaria e scrittrice, è la prima biografa di Jack Kerouac.
La sua opera accurata mette in rilievo l’aspetto che più di tutti Kerouac avrebbe desiderato pubblicamente evidenziare di se stesso: il suo essere uno scrittore. Egli sentiva di rientrare a pieno titolo nella tradizione classica pur avendo dato i natali allo stile sperimentale della prosa spontanea ed essendosi allontanato dalla letteratura dell’establishment e dall’ambiente accademico.
Nonostante i mille dubbi, la timidezza e le fragilità dell’uomo, egli era sicuro di sé dal punto di vista letterario, consapevole delle proprie capacità, dello spessore dei propri personaggi, dell’importanza del movimento artistico e del momento storico che stava vivendo insieme ad altri amici e poeti e di cui erano in parte artefici.

La firma di Jack Kerouac
Firma di Jack Kerouac – Immagine distribuita con la licenza Creative Commons – CC BY-SA 2.0 – Vedi i Crediti – 1 a piè di pagina
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Oggi che la sua grandezza e il suo genio sono totalmente riconosciuti è più che mai necessario rivivere attraverso le parole di Ann Charters la fatica, i fraintendimenti, i sogni spezzati e la solitudine che Kerouac dovette sopportare dapprima per essere pubblicato e in seguito compreso e ritenuto universalmente meritevole di grande valore.
E’ altresì importante scoprire quanto ci sia di autobiografico nei suoi romanzi e conoscere quali furono i suoi pensieri nei vari momenti della vita, evitando di relegarlo all’eterno ritorno di “Re dei Beat” o semplicemente di giovane degenerato incapace di fermarsi se non per fare uso di alcool o droga o sesso.
Sappiamo che i suoi romanzi sono di fatto fortemente aderenti ai suoi pensieri e agli eventi della sua esistenza: proprio per questo è necessario non estrapolarne sezioni da utilizzare a proprio uso e consumo o, almeno, non farlo senza cognizione di causa, il che sta a significare che prima è indispensabile una conoscenza profonda e in seguito una scelta rispettosa.

Dalle parole di di Kerouac emergono sempre una grande tenerezza, un costante pensiero di morte, una sensazione di perdita e abbandono, di sradicamento, di solitudine, di dolore e compassione e nello stesso tempo di euforica e trepidante adorazione per la vita e di esaltante attesa di meravigliosi eventi.

Immagine di Jack Kerouac scattata da Palumbo
Jack Kerouac – Immagine distribuita con la licenza Creative Commons – CC BY-SA 2.0 – Vedi i Crediti – 2 a piè di pagina

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Nella prefazione del 1986 Charters sottolinea il fatto che, successivamente alla sua biografia, altri autori hanno dato alle stampe nuovi scritti sulla vita di Kerouac: ulteriori scoperte, interviste e particolari costituiscono una integrazione al suo primo lavoro.

L’eccezionalità della biografia di Charters tuttavia risiede almeno in due elementi non trascurabili.

Il primo riguarda l’amore che ella ha sempre avuto per la letteratura underground e per il grande affresco con cui questa letteratura ha saputo rappresentare le reali percezioni e idee dei giovani di una San Francisco nel pieno del suo Rinascimento ideologico e artistico.

Ann Charters durante la sua vita ha raccolto una nutrita collezione di libri di Kerouac, cartonati o in brossura, editi in diverse lingue, per passione. A dispetto delle critiche a Kerouac ascoltate durante il periodo del dottorato alla Columbia da parte di un docente universitario, Charters sentiva che Kerouac stava dando voce alle sensazioni di una generazione di cui lei stessa faceva parte. La sua narrazione quindi, sebbene condotta nel modo più oggettivo possibile, confrontando i romanzi con le lettere di Kerouac depositate in diverse università, con le informazioni in suo possesso e con le interviste rilasciate da Kerouac stesso e da numerosi altri poeti e scrittori, è il racconto di una conoscitrice appassionata che parla di uno dei suoi “eroi segreti”.

La seconda ragione che rende unica “Vita di Kerouac” è il fatto che la biografa ha conosciuto e parlato a lungo con lo scrittore.

Il primo incontro, del 1956, avvenne alla replica del celebre reading alla Six Gallery dell’anno precedente.
In questa occasione Charters ebbe modo di assistere alla ripetizione di un evento storico.

Kerouac, che non leggeva, era intensamente partecipe, calato nel ruolo di sostenitore dei suoi amici poeti (Allen Ginsberg recitava il suo “Urlo”), intento a fare la colletta fra il pubblico, a comprare il vino per tutti, a scaldarsi e agitarsi e a manifestare il suo amore per la vita, gli amici, la poesia, l’avanguardia letteraria ed esistenziale del momento.
Charters lo ricorda come un giovane forte e bello. In quella circostanza non ebbe modo di parlargli molto.

Il momento arrivò diversi anni dopo, nel 1966, quando la Phoenix le chiese di compilare una bibliografia ragionata e con annotazioni delle opere di Kerouac.
Lei riuscì a farsi ricevere nella casa di Hyannis in cui lo scrittore viveva con la madre; fu anzi proprio grazie all’aver contattato quest’ultima che egli, ormai estremamente volubile, ripiegato su di sé e gravemente alcolizzato, accettò quell’incontro.
La bibliografia fu pubblicata nel 1967. Kerouac morì nel 1969.

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L’immagine di quegli incontri casalinghi di cui Charters scriverà poi nella biografia pubblicata nel 1973 è di un nucleo familiare ridotto, prostrato da diverse perdite; la foto scattata vicino alla finestra a madre, figlio e gatto alla luce del giorno morente è carica di tristezza e desolazione ma anche di domestica tenerezza.
Kerouac si sentiva profondamente solo eppure, o forse proprio per questo, fu con Charters più collaborativo di quanto si potesse sperare.

La casa di Jack Kerouac a Orlando in Florida
La casa di Jack Kerouac a Orlando, Florida – Immagine distribuita con la licenza Creative Commons – CC BY-SA 2.0 – Vedi i Crediti – 3 a piè di pagina

Dopo la morte di Kerouac Ann Charters disponeva di una grande quantità di materiale e decise di realizzarne la biografia.
Fu aiutata da molti amici di Jack, in primis Allen Ginsberg, cui l’opera è dedicata, e poi Gary Snyder, Lawrence Ferlinghetti, William Burroughs, John Clellon Holmes, Michael McClure e moltissime altre persone che vengono elencate una ad una con profonda gratitudine.

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Il lavoro di Ann Charters consta di trentasei capitoli ed è suddiviso in tre parti: i primi anni (1922-1951), gli anni centrali (1951-1957), gli ultimi anni (1957-1969). Il testo è corredato di una sezione di fonti per ogni capitolo, di una cronologia bibliografica (in cui vengono indicati i periodi di composizione delle opere e le date di pubblicazione, oltre al luogo di riferimento) e di una tabella identificativa dei nomi dei personaggi di ciascun romanzo.
Lo stile è discorsivo e regala un senso di continuità rendendo appassionante la lettura e difficile per il lettore “staccare”.
La vita di Kerouac prosegue nei suoi romanzi in modo fluido: da questi egli sembra uscire per poi rientrarvi in quel continuum che è la “leggenda di Duluoz”, la leggenda che egli volle fare della sua stessa vita.

L’autrice riconosce ai poeti e agli scrittori della controcultura il grande merito di avere compreso la realtà non solo con la logica e la razionalità ma anche attraverso il canale dell’intuizione, espandendo davvero la mente e indicando una via a tutti coloro che avessero avuto la pazienza e l’onestà intellettuale di percorrerla; inoltre, come ricorda Ann Charters stessa,“è l’amore ad animare la poesia e a sostanziare ogni parola”.

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Ann Charters, Vita di Keouac, Mondadori, 2003

Prima edizione americana: Kerouac: a biography, Ann Charters, Straight Arrows Books, 1973
Edizione riveduta nel 1994

Ann Charters, dal documentario dedicato a Jack Kerouac e alla Beat Generation realizzato nel 1986 da Richard Lerner e Lewis MacAdams

Crediti immagini

Tutte le immagini presenti in questo approfondimento (ad esclusione di quella di copertina) sono state distribuite secondo le regole della licenza d’uso Creative Commons – Attribuition-Share Alike 2.0 Generic

Nello specifico:

  • Crediti – 1: immagine della firma di Jack Kerouac caricata su Wikipedia dall’utente Scewing in data 25/11/2011 – {{Information |Description=Signature of Jack Kerouac |Source=http://blogs.law.harvard.edu/houghtonmodern/2008/06/13/kerouac-a-smile/ |Date=undated |Author=Jack Kerouac – Created in vector format by [[User:Scewing|Scewing
  • Crediti – 2: immagine di Jack Kerouac da Wikipedia EN by photographer en:Tom Palumbo da JayHenry in data 18/05/2008 – Uploaded to [http://www.flickr.com/photos/tompalumbo/2191166628/in/set-72157603702598242?edited=1 Flickr] with CC-by-SA 2.0 license. Image identified as circa 1956
  • Crediti – 3: immagine della casa di Jack Kerouac a Orlando in Florida caricata su en.wikipedia dall’utente Maksim in data 25/03/2006 – La bildo estas kopiita de wikipedia:en. La originala priskribo estas: {{GFDL}}House where Jack Kerouac lived with his mother, at 1418 Clouser Avenue in the College Park section of Orlando, Florida. Photograph taken by me. {| border=”1″ ! date/time || us
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