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I segreti di Parigi, storie e personaggi di una capitale

Ogni fantasia è immaginaria, ma anche la storia che leggiamo sui libri è per lo più immaginaria. Tant peu de réalité est dans l’homme

Corrado Augias, I segreti di Parigi

I segreti di Parigi è il primo dei quattro libri che Corrado Augias dedica alle grandi città: seguiranno I segreti di New York (2000), I segreti di Londra (2003) e I segreti di Roma (2005). Nel 2010 e nel 2012 usciranno invece rispettivamente I segreti del Vaticano e I segreti d’Italia, che raccontano le due nazioni.

Ricollegabile ai saggi sulle città è il programma televisivo intitolato “Città segrete, in onda su RAI 3 dal 2018, nelle cui puntate a tema Augias offre la possibilità di visualizzare di volta in volta alcune delle storie raccontate anni prima per iscritto.

Particolarità de I segreti di Parigi è il non essere esaustivo in merito alla città, né riguardo alla storia di questa, né ai suoi monumenti.
Nella stesura viene piuttosto effettuata un scelta, una selezione intelligente di argomenti che unisce indifferentemente luoghi e storie celebri ad altri meno conosciuti, descritti e narrati senza pretesa di ordine cronologico o geografico ma con un unico e chiaro filo conduttore: il desiderio di andare oltre il visibile.

Parigi è lo sfondo di tutti questi accadimenti: capitale europea per più di un’epoca, cuore della Bohème, della Belle Époque; patria degli impressionisti, città multiculturale, ricca di storia, capace di reinventarsi, aggiornarsi, mutare continuamente.

Il palazzo e il parco del Louvre a Parigi
Il palazzo e il parco del Louvre a Parigi – Foto di Guy Dugas da Pixabay

Il tentativo brillantemente riuscito di Augias è di restituire vita a monumenti, situazioni, personaggi, particolari dimenticati; lo scrittore lo fa liberandoli dall’appiattimento causato dal tempo e dal “nozionismo turistico”, raccontandone le vicende con un pathos che li riporta – o ci riporta – alla complessità dovuta al peso dei secoli e all’intensità delle vicissitudini personali e collettive che li hanno generati e segnati.

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Nel lettore si accende così quella “curiosità” che è tanto vicina allo spirito archeologico per il quale non conta tanto la distanza nel tempo o la bellezza dei reperti e delle fonti: semmai è ciò che la ricostruzione stessa ha da dirci sul passato – e anche sul presente – a dare valore, a permetterci di ricreare nella mente un’epoca, un quartiere, una personalità semplicemente osservando una scalinata, un vicolo cieco, un angolo; rivelandone, appunto, “i segreti”.

Nel 1996, anno in cui il libro è uscito, mediamente non si disponeva di una connessione internet funzionale; si utilizzavano le guide cartacee (qui trovi le guide della Lonely Planet) sicuramente non c’erano Google Earth con gli street view o le foto, né Wikipedia, You Tube o l’archivio di immagini recenti e antiche attualmente disponibili.
Consiglio invece a chi avesse modo di leggere adesso il libro di farlo con un computer vicino.
E’ vero che questo porterà più volte a interrompersi ma permetterà di procedere scoprendo e studiando una pluralità di mondi, talvolta collegati fra loro, altre volte distinti, comprendendoli a fondo.
Indipendentemente dal fatto che si abbia o meno visitato Parigi, cosa che vale sempre la pena fare, una lettura di questo tipo fisserà nella mente immagini di ogni epoca passata e presente, consentendo di concentrarsi su particolari che potrebbero essere sfuggiti nel corso di un classico viaggio turistico.
Augias stesso in fondo fa qualcosa di simile nel programma “Città segrete”: traduce le parole in immagini, o, meglio, accompagna le parole con le immagini.

CONTENUTO DEL VIDEO
La storia del Museo del Louvre raccontata in questo breve video che presente la costruzione della struttura e dell’edificio lungo 800 anni di storia. Video in inglese

Effettuare una lettura attenta unendovi un aiuto iconografico è un punto di partenza per approfondire ciò che si nasconde dietro la materia a nostra disposizione.
Le foto presenti nel testo e collocate intorno alla metà del libro, raggruppate insieme e fornite di didascalie, sono scelte accuratamente e restano essenziali; poter arricchire il corredo di immagini e orientarsi sulla mappa della città è sicuramente il modo migliore per rendersi conto degli spazi, dei collegamenti, dei cambiamenti, degli oggetti che, se osservati con occhio zelante, raccontano la storia loro e di chi ha incrociato con essi la propria esistenza.

Augias porta il lettore dentro a vicende più o meno recenti, in spazi più o meno mutati nel corso del tempo; seguendo il percorso che egli propone è possibile, come viene detto, divenire “accorti viaggiatori”, ossia conoscitori di eventi storici e culturali, in grado non solo di vedere ma di capire, di cogliere indizi, di percepire l’eco degli eventi passati.

Quai della Senna a Parigi
Lungo Senna a Parigi – Foto di Jacques GAIMARD da Pixabay

La tecnologia e in particolare internet possono aiutarci a “entrare” anche a distanza al Louvre, al museo di Storia Naturale, al Musée de l’Armée, al museo Cernuschi. Possono farci ritrovare il tracciato stradale sovrastante le catacombe e la piazza che un tempo fu il cimitero des Innocents, oppure le celebri tombe del Père Lachaise, con una romantica e sentita sosta presso quella di Eloisa e Abelardo.

Grazie alla tecnologia possiamo ascoltare la voce di Edith Piaf, ammirare le foto che Man Ray fece a Kiki de Montparnasse o goderci il film dedicato a Casque d’or.
Ancora, possiamo visionare le opere di Courbet, Rodin, Modigliani e ritrovare i locali in cui gli artisti, gli attori, i poeti e le cocotte esprimevano il loro genio e, talvolta, la loro unicità davanti a un bicchiere de “la fée verte”, ossia di assenzio, nei locali del Quartiere Latino.

CONTENUTO DEL VIDEO
Una registrazione originale di Edith Piaf che interpreta la famosa canzone francese “La vie en rose” il 4 marzo 1954. Il video è inserito nel canale ufficiale di Edith Piaf

Possiamo rintracciare l’ubicazione dei luoghi in cui vissero i moschettieri e ammirare i pochi angoli agresti di Montmartre sopravvissuti al turismo di massa, entrare a Le Lapin Agile, ripercorrere le stradine bianche di Suzanne Valadon e Maurice Utrillo e i luoghi di resistenza della Comune, soffermarci sulle locandine del Grand-Guignol e sulle tante chiese della città, da Notre-Dame a Saint-Sulpice, dal Sacré-Coeur a Saint-Jean.

A questo punto si potrebbe pensare che nulla resti alla fantasia e all’immaginazione. Non credo che sia così.

L’abilità di Augias, oltre naturalmente a quella, da buon giallista, di creare la giusta suspense prima di svelare “i segreti”, è quella di far avvicinare luoghi e soprattutto persone lontanissimi nel tempo, rendendoli reali, vivi, spingendo il lettore contemporaneo a partecipare dei loro drammi, permettendogli in qualche modo di comprenderli e riconoscere in alcune loro esternazioni una sensibilità da terzo millennio.

Ecco allora che le vicende dell’ex regina Maria Antonietta, apprese forse controvoglia sui banchi di scuola, giudicate frettolosamente magari come un meritato destino, si trasformano in circostanze in cui giocano un ruolo da protagoniste la psicologia e l’umanità prima ancora dei freddi verbali del sommario processo, delle cronache sull’ultimo giorno di vita di una condannata alla ghigliottina o dello schizzo abbozzato da un pittore che rappresenta l’ex sovrana sulla carretta diretta al patibolo.

CONTENUTO DEL VIDEO
Il trailer italiano del film dedicato a Maria Antonietta e realizzato nel 2006. Il film si basa su i fatti storici romanzando alcuni passaggi della vera storia.

Sforzarsi di comprendere non significa necessariamente parteggiare per qualcuno né assolvere quel qualcuno; significa sospendere, almeno per qualche tempo, almeno parzialmente, il giudizio; significa fare un tentativo di immedesimazione, uno sforzo per attivare l’empatia.

Prescindendo dalle colpe effettive o volutamente attribuite a un personaggio storico, è possibile per ciascuno comprendere cosa significhi trascorrere un tempo che sembra interminabile in una prigione, soprattutto se negli ultimi tempi quella prigione è la Conciergerie, l’anticamera della ghigliottina.
Non occorre molta fantasia per immaginare lo strazio di una madre a cui è stato strappato il figlio dopo averla resa vedova del marito, odiata dal popolo e sostanzialmente abbandonata dal proprio Paese di origine.
Ancora, è facile percepire la noia, l’angoscia, il disagio prodotti da una reclusione forzata, dalla mancanza della luce del sole, da continue emorragie, da un processo estenuante, fino all’atto finale compiuto con matematica e consumata precisione e rapidità.

Lo stesso varrà per Robespierre, per la perdita della sua lucidità politica, per la sua fiducia mal riposta e l’inconsapevolezza dell’approssimarsi della fine: tutte condizioni che inducono a commiserazione non meno della sofferenza provocatagli dal colpo di arma da fuoco che lo ferì poche ore prima del trasporto, insieme agli altri compagni, verso quella che allora era Place de la Révolution; sofferenza che, all’epoca ignorata da quasi tutti, coinvolge invece profondamente il lettore moderno.
Persino gli abiti che Robespierre portava al momento della morte e che aveva indossato senza potere immaginare che sarebbero stati la sua ultima tenuta ne rendono, in modo penoso e a tratti grottesco, l’umanità, delineando un aspetto più intimo e concreto di quello del personaggio pubblico, consentendo al lettore la comunanza emotiva con quest’uomo duro e lontano nel tempo.

Lo stesso si può dire di altre due esecuzioni risalenti a epoche diverse e avvenute presso il castello di Vincennes: quella di Mata Hari e quella del duca d‘Enghien.

In Mata Hari colpisce, come anche in Maria Antonietta, la lucidità e la dignità dimostrate all’approssimarsi della fine; nel duca d’Enghien stupisce e intenerisce l’ingenuo confidare nell’onore dei suoi giudici e in quello di Napoleone Bonaparte.

Il Castello di Vincennes fuori Parigi
Castello di Vincennes a Parigi – Foto di Bartłomiej Koc da Pixabay

A commuovere e sdegnare il lettore in quest’ultima circostanza si unisce un fatto che persino all’epoca fu notato e successivamente rappresentato graficamente: il cane del duca, il buon Mohilof, segue il suo umano dopo che questi viene prelevato. Attraversa il Reno a nuoto, perché i soldati che hanno effettuato l’arresto lo buttano a calci fuori dalla zattera. Lo ritroviamo sfinito a dormire, nel cuore della notte, in mezzo a quell’assurda farsa che viene definita “processo”, ai piedi del suo amato.
Infine, immagine tragica e lugubre, appare, solo, a raspare il tumulo fresco del duca d’Enghien, ululando.

Qualunque lettore a questo punto si chiederà quale destino sia stato quello di Mohilof; Augias non lo dice e forse, semplicemente, nessuno lo sa. Inghiottita nel vortice della storia, la sua fedele presenza rende straziante più che mai gli avvenimenti di quella notte lontana.

Altre figure rese tragiche ai nostri occhi per le loro speranze sfumate miseramente sono quelle letterarie di Fantine di Hugo e di Gervaise e Nanà di Zola: queste, sole,  riescono a rappresentare la moltitudine di sartine, modelle o prostitute che, giunte a Parigi, nutrivano forse grandi speranze e il cui nome è stato invece dimenticato, ingoiato dal tempo e dalla spietatezza della metropoli.
Anche Nanà, che incarna la mantenuta ricca e approfittatrice, riacquista una dimensione umana e spaventosamente concreta nella conclusione della propria vita, rappresentata con il naturalismo magistrale del grande Zola.

Un’ultima figura merita di essere ricordata per la tenerezza che a tratti ispira: quella di Paul Verlaine, zoppicante, ubriaca, malata, agonizzante. Le arance disposte a mo’ di decorazione sul caminetto di quel povero appartamento sono uno dei particolari che rendono il poeta così vicino.
Immagine triste, forse patetica, la sua: quella di un aspirante borghese che non potè mai esserlo davvero; d’altra parte non potrebbero renderlo amico dell’uomo comune i soli suoi versi grandiosi che lo collocano invece su un altro pianeta, quello dei più grandi poeti.

Tutti questi frammenti di vita giunti in qualche modo fino a noi sono un punto di partenza per approfondire altre situazioni, altri luoghi.

Augias, con il suo I segreti di Parigi, fornisce uno stimolo per spingerci a osservare e scoprire la realtà nascosta dietro alla storia, decisamente più chiassosa, dei grandi nomi, dalle rivoluzioni, dalle masse; di quella storia cioè che conserva il suo enorme peso e va rivista – e meglio compresa – alla luce della sua incidenza su singoli animi.

Brandelli di vicende più silenziose e più intime sensibilizzano il lettore, accorciano le distanze fra ciò che fu e ciò che è e infine annullano, o almeno tendono ad annullare, quella separazione.

Ripensare il passato in questo modo, anche ipotizzando stati d’animo d’altri ed elaborando situazioni nella propria mente, consente di riscoprirsi non solo parte attiva della verità ma anche depositari del ricordo di qualcosa che non esiste più.

Concludendo e ritornando alla citazione iniziale tratta dall’introduzione di Augias, si può affermare che l’immaginazione non potrà mai essere ostacolata dalla tecnologia, né dal filtro delle parole stesse a patto che si sappia provare un senso di condivisione di impulsi, emozioni e passioni.
Questa comunanza conduce alla consapevolezza di un destino simile per tutti e alla com-passione per la gioia e i dolori altrui.
Una simile immaginazione sarà sempre profondamente reale.

I segreti di Parigi. Luoghi, storie e personaggi di una capitale, Corrado Augias, Milano, Mondadori, 1996

Credito per immagine di copertina

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